martedì 28 luglio 2009

jackson..


Direi che a Jackson non restava altro che morire.


cinico? io non ho mai creduto potesse tornare a cantare ..ballare, poi!


Preferisco ricordalo negli anni d'oro, piuttosto che ascoltarlo in playback durante un concerto del suo ultimo tour, magari seguito da un cliccatissimo video su youtube nel quale perde naso e parrucca.


prevista o meno, quale miglior uscita dalle scene se non una collaudatissima prematura morte al sapore di complotto, omicidio e mistero? È il finale perfetto per un artista il cui obbiettivo è sempre stato quello di garantire, delle proprie gesta, sempiterna memoria.


Un mito sbiadito quello di Jako, da riportare in ‘vita’ con la propria morte e la complicità della parentela tutta. d’altronde c’è in ballo l’eredità, eventuali risarcimenti e tanta, tanta visibilità.

autan spray e luoghi esotici



..quel rito di fine luglio in cui ci si incontra per salutarsi prima delle vacanze e ogni 'concorrente' dichiara luoghi, distanza e durata del viaggio, mentre gli altri - a turno - si tuffano nell'autan..

vince chi riesce a bere il mojito che sa di mojito, il margarita che sa di margarita e la birra che sa ancora di birra.

solitamente sa tutto di autan.

il disegno

martedì 21 luglio 2009

at work






lunedì 20 luglio 2009

chris ware


in attesa di leggerlo in italia. questo e altri

mercoledì 15 luglio 2009

happiness


consigliato. tutto gira intorno al sesso, sopratutto l'infelicità.
campionrio di ipocrisie, deviazioni e liquido seminale
Happiness T. Solondz - 1998

prenotazioni


domenica 12 luglio 2009

lecito dubitare..

e anche la settimana 'bastarda' è andata.

incinta!


sono stato il primo a saperlo. merito di oscar d'leon. sapevo di conquistarla.

sabato 11 luglio 2009

novella vintage


king of convenience


regali accidentali. mai così azzeccati

domenica 5 luglio 2009

kulero


Oni ĉefe povas difini kvar uz-funkciojn:

1. Elpreno kaj transporto de nutraĵoj likvaj, duon-likvaj, aŭ el eroj pli malpli regulaj, de iu ujo al alia, aŭ de ujo al buŝo. Laŭ tiu uzo, ĝi klasiĝas en la kategorio de teknikaj objektoj "transportiloj", kaj ĝi parencas al ŝovelilo.

2. Distranĉo de pecoj el nutraĵo unupeca sed sen granda rezisto, kiel glaciaĵo, flaŭno, kuirita ovo, frukto, k.s. Laŭ tiu uzo, ĝi klasiĝas en la kategorio de teknikaj objektoj "medio-modifiloj", kaj ĝi parencas al ŝpato.

3. Kreado de interna kirlo en kuirad-preparado, cele al miksado, aŭ al reguligo de la varmeco. Laŭ tiu uzo, ĝi klasiĝas en la kategorio de teknikaj objektoj "medio-modifiloj", kaj ĝi parencas al kirlilo (kemio).

4. Dozado de la nutraj elementoj postulataj por iu preparado. Laŭ tiu uzo, ĝi klasiĝas en la kategorio de teknikaj objektoj "informiloj", kaj ĝi parencas al gradigita tubo (kemio).

Noto: Tiuj uzfunkcioj ne malhelpas uzon kun tute alia celo (vidu supre "deflankeniĝantaj uzoj").

mercoledì 1 luglio 2009

non photo reposare

martedì 30 giugno 2009

män som hatar kvinnor


uomini che odiano le donne - N.A. Oplev - 2009

lunedì 29 giugno 2009

vampire weekend


già sentito, più e più volte.

lavagna

delizie periferiche


dilibert


sensazionale sempre.

se questo è un albero?


progetto: riccione, 29 giugno

martedì 23 giugno 2009

fu

Forse è solo colpa di quel maledetto mal di collo – e quella testa fissa, rigida come nelle figure di certi quadri di scuola minore, lo sguardo che a fatica contiene il fastidio. Non poter girare la testa, proprio quando come mai prima soffia un vento che potrebbe essere quello della tempesta definitiva. La tempesta perfetta, per i mille e mille odiatori del Cav. Immobilizzato. E così, lo stesso da quindici anni a questa parte, è il corpo del sovrano che parla e si espone e comunica. Prima delle parole, prima di tutta l’immensa platea adorante – come il suo ideale modello, il Re Sole, il Cav. ha forgiato il suo partito, trasformando la spada in corte, la nobiltà in cortigiani: docili, ma nel bisogno sostanzialmente inutili – è il suo corpo che come sempre parla, come del suo corpo quasi sempre lui ha parlato. Appare un corpo dolente, quello che in questi giorni si trascina tra telegiornali e visite di stato, Gheddafi e Obama, abbracci e baci – ma sempre quell’ombra di inquietudine, il soffio di qualcosa che si sente arrivare ma non si può controllare.

Scomposto, vivisezionato, ammirato, osannato, detestato, impiccato – e sovranamente curato, cerone e approssimativa capigliatura, apparenza e sostanza, i gesti (sempre quelli), il sorriso (sempre quello), uno stranito stupore (questo del tutto nuovo), il corpo del Cav. (da cui pure apposito saggio antipatizzante di Marco Belpoliti) è stato sostanza ed espressione della stagione epica della sua politica. Ancora la settimana scorsa, ai virgulti della Confindustria, raccontava del fastidio di stringere mani sudate, che poi magari quello a cui la stringi successivamente pensa che sei tu che sudi e non sa che è il sudore di quello precedente – e un sussulto di antichi accorgimenti e di patimenti che ormai evocano più sottigliezze da stagione chiusa che strategie di conquiste di nuove stagioni.

Il corpo del Cav. è stato il Cav. prima del Cav. stesso: il mito della calza sulla telecamera al suo debutto, il tripudio del doppiopetto, le scarpe col tacco o senza tacco (sospetta cattiveria comunista, ecco), gli anni che biologicamente si dimezzavano, le notti metà in discoteca e metà a raccontarsi, “se dormo tre ore, poi ho ancora energia per fare l’amore per altre tre”, il vedersi e il tastarsi e dunque il lodarsi, “vi auguro di arrivare a settant’anni nello stato di forma in cui sono arrivato io”, il cerone che maligno, a volte, lasciava lieve traccia sul collo della camicia azzurra.

Nella storia repubblicana, mai il corpo di un politico era stato così tanta sostanza della stessa politica. La mentina in bocca contro il cattivo alito, il sole in tasca sempre raccomandato, i corpi dei candidati (in generale, non c’entra la storia delle veline) esaminati e filmati, il corpo che si levava alto (be’, diciamo: più in alto) sul predellino per fondare un partito. Il corpo, il corpo, sempre il corpo. Identico sempre, pur sempre mutando, dalle cravatte di Marinella alla bandana, dalla camicia nera al ciondolo sul petto: prima che leader, il Cav. si era trasformato in icona perfetta, riconoscibile sempre – persino nell’odio, che è lo stesso un modo di mostrare forza. Il piano inclinato degli ultimi mesi ha mutato il corpo quasi insopportabilmente vitale in corpo dolente, le tante qualità (pur discutibili, ma quasi santamente eversive nel pantano italico) in grottesche parodie di ciò che furono: la vanagloria in sospetto, la considerazione di sé in eccesso di sé, un divertito populismo in ombroso stordimento.

Le qualità e i difetti, come appunto il corpo stesso, sono stati lo specchio dove tutti infine si riflettevano – per banalmente adorarlo, e pure per odiarlo e lucrarci politicamente sopra, quello specchio era necessario. Fu, se non sposa del regno, come la grande Elisabetta I (pure lei maschera e senso di un’intera epoca), quantomeno zio – saggio o matto o divertente. Ora, quello specchio si è deformato, rimanda l’immagine che per primo non riconosce il diretto interessato. Forse non definitivamente rotto, certo non più levigato e lucido come fino a poche settimane fa. Vede, il Cav, ciò che tutti vediamo – quella meraviglia nello sguardo, sorpresa inattesa e sgradita, mentre intorno si accaniscono, foto su foto, plotoni di ragazze che sbucano dappertutto – quasi termiti, ormai famelicamente mediatiche. Fu Giustiniano, fu Erasmo, fu il Re Sole, fu infinite gioiose parodie, il Cav. Fu rottura, fu sorpresa, fu testardo, fu rivoluzionario, fu l’anticristo reazionario e fu il Cristo della buona rivoluzione. Fu molte cose e il suo contrario. Ma fu – e il dramma alle porte è tutto qui.

between



lei è brava.

the pogues


I am francisco vasquez garcia
I am welcome to almeria
We have sin gas and con leche
We have fiesta and feria
We have the song of the cochona
We have brandy and half corona
And leonardo and his accordione
And kalamari and macaroni

Come all you rambling boys of pleasure
And ladies of easy leisure
We must say adios! until we see
Almeria once again

There is a minstrel, there you see,
And he stoppeth one in three
He whispers in this ones ear
Will you kindly kill that doll for me
Now he has won cochona in the bingo
All the town has watched this crazy gringo
As he pulls off the dolls head laughing
And miraldo! throws its body in the sea

El veinticinco de agosto
Abrio sus ojos jaime fearnley
Para el bebe cinquante cincampari
Y se tendio para cerrarlos
Y costello el rey del america
Y suntuosa cait oriordan
Nor vompere mis calliones
Los gritos fuera de las casas








fiesta - the pogues

sabato 20 giugno 2009

the five obstructions



cinque variazioni L. von Trier - 2003

l'appuntamento mancato

pigrizia e insicurezza, al solito..

venerdì 19 giugno 2009

a est di niente

fondazione 107 - torino

l'economica

atm lights


lunedì 15 giugno 2009

vincere


alcune cose qua e là.. bravi gli attori. basta.

vincere - m. bellocchio - 2009

premio ponchielli


Francine, a Burundi woman brutally amputate by her husband photographed by Martina Bacigalupo. This picture is part of a reportage who won the "Ponchielli Prize" 2009


Milano, Fondazione Pomodoro, 10 Giugno 2009


La giuria assegna il premio a Martina Bacigalupo per il progetto fotografico intitolato Umumalayika (in lingua swahili significa Angelo). Martina ci racconta il presente di Francine, una donna africana del Burundi straziata dall’orrendo delitto di suo marito che a colpi di machete le ha tagliato ambedue le braccia. Il racconto disegnato dall’obiettivo di Martina si svolge su due piani contrapposti: le immagini in bianco e nero rappresentano con crudezza ciò che Francine è nella nuda realtà di ogni ora del giorno; le immagini a colori esprimono con leggerezza ciò che Francine è nei sogni che l’accompagnano e l’aiutano ad amare la vita ancora, per sempre, nonostante tutto. Non sta in questo drammatico gioco la motivazione prima del premio assegnato dalla giuria. Sta piuttosto nel filo di Arianna tra il mondo reale e il mondo onirico che Martina ha saputo cogliere e fissare con intensa forza espressiva nei ritratti di Francine: proprio nello sguardo di questa donna c’è questo filo, nei suoi occhi che ci guardano direttamente e ci coinvolgono e ci sconvolgono e ci trascinano dal bianco-e-nero ai colori fino a sentirci insieme con lei “umumalayika”, angeli tra gli angeli, accanto all’angelo Francine.


Martina Bacigalupo è nata nel 1978 a Genova.
thorimbert dice: Questa è stata un'esperienza molto bella, anche se scomoda. Non mi piace dire: " queste no", perchè alla fine ci deve essere solo un vincitore. E poi, ammetto, non amo particolarmente i premi dedicati al reportage d'attualità. Ho l'impressione che, anche se in buona fede, abbiano contribuito non poco a diffondere il malcostume etico della "bella" foto cruenta.Ma a questo premio, dedicato alla memoria di Amilcare, con la giuria presieduta da un maestro di giornalismo e straordinario "lettore" di immagini come Paolo Pietroni, organizzato con tanta passione e amore da tanti amici di sempre non potevo assolutamente negarmi, anzi.In più, intuivo che era una buona occasione per imparare molte cose. E così è stato e molto più che nelle mie aspettative: 15 fotografi selezionati, 15 reportages: dal Gange alla Rimini nascosta dei trans, dalle crepe dell'Abruzzo alle solitudini di Tokyo, 15 lavori appassionati che mi hanno veramente arricchito, grazie alla loro qualità ed intensità, mentre il dibattito tra i giurati è stato una corposa lezione di semantica fotografica. Non posso dire altro se non "grazie", e in modo speciale a Martina Bacigalupo per queste fotografie terribili e bellissime, per averci fatto conoscere e mai più dimenticare la storia e il nome di Francine.

(?!) bah..
allora anche io dico la mia:
bene fabrizio, anche tonino.
i nani non si smentiscono.. bella sede la fondazione pomodoro, premio meritato ma non eccezionale.

dandy argentini e albini. meglio.

silvio perchè?